Proroga Blocco Licenziamenti

Blocco-licenziamenti

All’interno del decreto agosto troviamo la proroga al blocco dei licenziamenti.

Dal 18 agosto cambia la norma sul divieto di licenziamento introdotto durante l’emergenza Covid-19, arriva quella che è stata definita la proroga “mobile”, legandola all’utilizzo della Cassa integrazione di emergenza (18 settimane) o all’esonero contributivo fino a quattro mesi, con una proroga che arriva fino a un periodo compreso tra la metà di novembre e la fine dell’anno.

Dal 18 agosto il blocco dei licenziamenti perde il suo carattere generalizzato a favore di una flessibilità che permette ai datori di lavoro di aggirare di fatto il divieto. 

Ai sensi dell’articolo 14 del decreto legge numero 104, pubblicato il 14 agosto 2020 in Gazzetta Ufficiale, le eccezioni al divieto di licenziamento sono tre:

  • Cessazione definitiva dell’attività produttiva, che comporta però la messa in liquidazione della società stessa senza possibilità – nemmeno parziale – di proseguimento della produzione;
  • Concordanza di una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con il dipendente nei casi in cui si tratti di un contratto collettivo aziendale di incentivo all’esodo. Il dipendente, in questo caso, ha la libertà di decidere se accettare o meno la proposta del datore. Qualora la proposta incontri esito positivo da entrambe le parti, per il lavoratore si apre la possibilità di ottenere il beneficio Naspi (assegno di disoccupazione);
  • Qualora sia disposta la cessazione definitiva dell’azienda e non vi sia possibilità di svolgere un esercizio provvisorio, è possibile licenziare i dipendenti per fallimento dell’impresa stessa.

A queste si devono aggiungere altre tre ipotesi per le quali le aziende potrebbero decidere di licenziare i lavoratori, non rispettando di fatto il divieto di licenziamento.

Secondo alcune interpretazioni degli esperti riportate dal Sole 24 Ore, sarebbe, per esempio, possibile licenziare al termine dell’utilizzo della cassa integrazione, dopo le 18 settimane inizialmente previste. 

Invece se il datore di lavoro rinuncia alla Cig e decide di scegliere l’esonero contributivo fino a 4 mesi, non può licenziare almeno finché non ha fruito di tutto l’esonero. 

Non vi é divieto di licenziamento nel caso in cui l’azienda non possa ricorrere alla sospensione dei lavoratori o alla riduzione dell’orario, decidendo di modificare l’organizzazione dell’impresa chiudendo un reparto o un ufficio. In questo caso sarebbe possibile licenziare, ma senza accedere alle integrazioni o all’esonero. Questo diventerebbe, quindi, un licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

I licenziamenti collettivi avviati a ridosso del 23 febbraio 2020 che non sono riconducibili alla causale Covid-19.

Speriamo che questo articolo ti sia stato utile. Se desideri maggiori informazioni su questo argomento non esitare a contattarci, puoi farlo telefonando al numero: 02 4971 4358, scrivendo a info@ivstudio.it o inviandoci un messaggio dalla nostra pagina facebook.

Seguici su Facebook per leggere altri articoli, basta cliccare qui!

Menu